Lifestyle e sonno

Quando il cervello non va a dormire

L’insonnia è un disturbo del sonno piuttosto diffuso che colpisce in Italia circa il 15% della popolazione, provocando un netto peggioramento della qualità della vita di chi ne soffre e potenzialmente capace di ripercuotersi sul benessere generale dell’organismo.

Le cause del problema possono essere diverse: da uno stile di vita scorretto a un’alimentazione non bilanciata a uno squilibrio nella produzione di melatonina, ma i ricercatori della prestigiosa Johns Hopkins University di Baltimora hanno voluto analizzare più a fondo la questione, scoprendo cosa succede nel nostro cervello quando non riusciamo a prendere sonno.

Gli scienziati americani hanno pubblicato sulla rivista Sleep uno studio secondo il quale l’insonnia dipenderebbe da una condizione cerebrale di costante attività. I pazienti coinvolti nella ricerca, sottoposti a leggeri impulsi elettromagnetici, hanno infatti mostrato una grande “plasticità” neuronale, ovvero un cervello molto più reattivo nei confronti degli stimoli esterni, rispetto ai soggetti senza problemi di sonno.

Questa “iperattività” del cervello determina probabilmente un costante impegno di elaborazione delle informazioni che potenzialmente può ostacolare il sonno, ma non è chiaro se questo meccanismo sia effettivamente la causa principale dell’insonnia.

Quel che è certo, però, è che alla luce dei problemi di salute che la carenza di sonno può provocare, non bisogna assolutamente trascurare i primi sintomi dell’insonnia sperando che il problema si risolva spontaneamente.

Affrontare tempestivamente la situazione senza trascurarla può al contrario rendere più semplice ritrovare un riposo di qualità, ricordando che i rimedi “dolci” sono senz’altro da preferire come primo approccio.

Insieme all’adozione di una serie di “classici” accorgimenti riguardanti lo stile di vita e di alimentazione (seguire ritmi regolari, non esagerare con tablet e pc nelle ore serali, limitare il consumo di caffeina e alcolici, evitare il fumo e i cibi troppo ricchi di grassi), può ad esempio essere di aiuto ricorrere a un’integrazione mirata con melatonina, il cosiddetto “ormone del sonno”, in grado di far ritrovare all’organismo il corretto ritmo sonno-veglia. Quando però la situazione non tende a migliorare, diventa allora necessario rivolgersi al medico per un parere.