La melatonina

Cos’è la melatonina

La melatonina, (N-acetil-5-metossitriptammina – C13H16N2O2) è un ormone secreto principalmente dalla ghiandola endocrina pineale (epifisi), che si trova alla base del cervello, e ha un ruolo fondamentale nella regolazione del ritmo sonno-veglia.
Piccole quantità ne vengono in realtà prodotte anche da altre ghiandole (tiroide, ipofisi, ghiandole surrenali, gonadi), e per questa ragione in alcuni testi non viene classificata come un vero ormone.

melatonina_ormone_insonniaL’assunzione di melatonina, in aggiunta alla produzione endogena, risulta ad esempio molto utile per intervenire efficacemente – e senza alcun rischio di effetti collaterali nocivi – nei casi di insonnia, risvegli frequenti, o di altri disturbi del sonno determinati da un’alterazione dei ritmi circadiani.
Questo ormone (così come anche la valeriana), costituisce dunque un’ottima integrazione per dormire; chimicamente deriva dal triptofano, un aminoacido che entra in gioco nel processo di regolazione del sonno, in quanto precursore della serotonina, un neurotrasmettitore cerebrale a sua volta convertito dall’organismo in melatonina nelle ore notturne.

Si pensa che l’attività di promozione del sonno da parte della melatonina sia attribuibile all’azione di “spegnimento” esercitata sull’ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale situata nel cervello, normalmente preposta a mantenere lo stato di veglia dell’organismo.
La melatonina venne scoperta più di mezzo secolo fa dal dermatologo americano Aaron Lerner, che notò come l’estratto delle ghiandole pineali delle mucche esercitasse un effetto schiarente sulla pelle delle rane.

Solo molti anni più tardi venne identificato il suo ruolo biologico di regolazione dei ritmi circadiani di sonno-veglia e la sua efficacia nel migliorare in modo naturale qualità e durata del sonno.

La concentrazione di melatonina nel sangue è massima nelle ore notturne, ovvero quando viene a mancare lo stimolo della luce diurna sui recettori situati sulla retina.

È presente in tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, e nell’uomo raggiunge un picco verso i 3 anni di vita, per poi diminuire gradualmente con l’età, a causa di una progressiva perdita di funzionalità dell’ipofisi.

Come agisce la melatonina

La melatonina viene prodotta dalla ghiandola pineale, favorendo l’addormentamento e regolando il ritmo sonno-veglia, principalmente in funzione dell’alternanza luce-buio.

In pratica, la secrezione di melatonina segue un ritmo circadiano, (ovvero nell’arco delle 12 ore), iniziando al tramonto, raggiungendo l’apice durante la notte (tra le 2 e le 4), e scendendo a livelli minimi la mattina e per tutto il giorno.

La produzione giornaliera di melatonina

La produzione di melatonina nel corso delle 24 ore

  • Ore 15: 10 pg/ml
  • Ore 20: 20/30 pg/ml
  • Ore 3: 60/70 pg/ml
  • Ore 7: progressiva riduzione dei valori

Come funziona questo meccanismo?

La ghiandola pineale (epifisi) contiene cellule pigmentate analoghe a quelle presenti sulla retina, che in base alla quantità di luce percepita attraverso gli occhi stimolano o sopprimono la sintesi di melatonina.

In presenza di luce la ghiandola pineale produce serotonina, un ormone che stimola l’attenzione e molte altre funzioni fisiologiche mantenendo l’organismo vigile, mentre con il buio comincia a sintetizzare melatonina – partendo proprio dalla serotonina – per opera di un enzima in grado di regolare l’intero processo.

La melatonina prodotta dalla ghiandola passa poi nel sangue in tempi molto rapidi, esercitando così in breve i suoi effetti positivi sulla qualità del nostro sonno, grazie all’azione disattivante esercitata su una struttura cerebrale chiamata ipotalamo, preposta a mantenere lo stato di veglia.
L’intero meccanismo può a volte “andare in tilt” per diverse ragioni, dando luogo a insonnia, frequenti risvegli notturni, e problemi del sonno di vario genere.

Stili di vita irregolari, jet lag da fuso orario, o semplicemente l’uso di device elettronici prima di coricarsi – che emettono la cosiddetta “luce blu” in grado di inibire la sintesi di melatonina – possono infatti provocare scompensi nella produzione dell’ormone e alterare il corretto ritmo del sonno e del risveglio.

Anche l’avanzare dell’età è un fattore determinante per il processo di sintesi della melatonina: questo risulta ai massimi livelli nell’infanzia, fino ai 3 anni, comincia a rallentare dopo i 20 anni, per decrescere intorno ai 45 e arrestarsi negli anziani, a causa della progressiva calcificazione dell’epifisi.